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Notizie


Notizia 23/03/2019

Il CGARS in tema di sorteggio dei componenti della Commissione giudicatrice


Con l'ordinanza n. 216 del 22 marzo 2019, il CGARS ha sospeso l'esecutività della sentenza del Tar Palermo che aveva annullato la gara della Centrale Unica di Committenza della Regione Siciliana per l'affidamento dei servizi integrati di vigilanza per le aziende del sistema sanitario regionale per un presunto vizio dei provvedimenti di sorteggio e di nomina della Commissione giudicatrice.

Il Tar aveva annullato la gara in quanto sarebbe stato sorteggiato e poi nominato dall'UREGA un esperto tecnico che alla data del sorteggio avrebbe dovuto essere escluso dall'Albo per aver rinunciato due volte consecutive a incarichi di commissario.

Il CGARS ha rilevato, innanzitutto, l'errore di fatto in cui è incorso il Tar Palermo. L'esperto che avrebbe rinunciato per due volte consecutive a incarichi non era stato sorteggiato e, di conseguenza, non era stato nominato membro della Commissione giudicatrice; egli era "stato solamente all’interno della terna dalla quale [era] stato sorteggiato (il nominativo di) un (diverso) commissario".

Il CGARS non si è limitato però a rilevare l'errore di fatto, ma ha anche evidenziato l'irrilevanza della presenza di tale soggetto nella terna dei sorteggiabili una volta che il suo nominativo non era stato estratto.

Secondo il CGARS, "anche ammettendosi che ricorresse l’ipotesi di cui all’art. 12, co. 10, del regolamento attuativo della l.r. 12/2011, ovvero che per due volte consecutive avesse rinunciato a far parte di precedenti commissioni (il che è, peraltro, contestato da parte appellante, in ordine al carattere consecutivo di tali rinunce), la circostanza che ciononostante l’Ing. xxxx fosse ancora iscritto all’albo non appare avere avuto incidenza causale sulla gara qui in discussione, tenuto conto dell’esito del sorteggio".

Quanto infine al periculum, il CGARS ha ritenuto sussistente "un pregiudizio grave (non solo per l’aggiudicatario) derivante altrimenti dalla radicale caducazione della gara", con conseguente ripristino degli "effetti degli atti impugnati e, in particolare, dell’aggiudicazione".

C.C.








Notizia 15/01/2019

Il Consiglio di Stato in tema di grave illecito professionale nelle gare d'appalto


In tema di gare d'appalto, si segnala Consiglio di Stato, sez. V, 14.1.2019, n. 291.

Di seguito le massime:

1. L’idoneità del voto sinteticamente espresso in forma numerica a rappresentare in modo adeguato l’iter logico seguito dalla Commissione nell’apprezzamento delle offerte è direttamente proporzionale al grado di specificazione dei criteri allo stesso sottesi, di tal che tanto dettagliata risulta l’articolazione dei criteri e subcriteri di valutazione, tanto più esaustiva ne risulta l’attitudine esplicativa del punteggio. Per tal via, solo quando il giudizio della Commissione non fosse idoneamente delimitato nell’ambito di un minimo e di un massimo, occorre la motivazione discorsiva del giudizio, al fine di rendere in ogni caso comprensibile l'iter logico seguito in concreto nella valutazione delle offerte, ed in particolare di quella tecnica.

2. La valutazione delle offerte tecniche costituisce espressione di un'ampia discrezionalità tecnica, con conseguente insindacabilità del merito delle valutazioni e dei punteggi attribuiti dalla commissione, ove non inficiate da macroscopici errori di fatto, da illogicità o da irragionevolezza manifesta. Sotto tale profilo, non appare rilevante la mera opinabilità dell’operato apprezzamento, non potendo il giudice amministrativo sostituire, in attuazione del principio costituzionale di separazione dei poteri, proprie valutazioni a quelle effettuate dalla stazione appaltante.

3. Per quanto attiene al caso dei gravi illeciti professionali di cui all’art. 80, comma 5, lett. c), l’esistenza di un provvedimento di sequestro penale delle quote non appare integrare alcuna delle fattispecie contemplate dalla predetta disposizione, posto che: a) non prefigura carenze significative nella esecuzione di precedente contratto; b) non concreta tentativo di influenzare indebitamente il processo decisionale della stazione appaltante o di ottenere informazioni riservate ai fini di proprio vantaggio; c) non attiene alla ipotesi delle dichiarazioni false o fuorvianti suscettibili di influenzare le decisioni sull’esclusione, la selezione o l’aggiudicazione e dell’omettere le informazioni dovute ai fini del corretto svolgimento delle procedure di selezione (posto che, nella specie, il sequestro de
quo era successivo alla formalizzazione dell’offerta); d) non integra alcuna delle altre situazioni idonee a porre in dubbio l’integrità o l’affidabilità dell’operatore economico. Del resto, il sequestro preventivo (art. 321 c.p.p.) è una misura cautelare reale che – fermo restando il principio di la presunzione di innocenza di cui all’art. 27 Cost., che informa tutto l’ordinamento penale - realizza la funzione di impedire che la libera disponibilità di una cosa pertinente al reato possa aggravarne o protrarne le conseguenze, ovvero agevolare la commissione di altri reati. Si tratta quindi di una misura volta ad incidere sui possibili sviluppi di reati già consumati, per evitare gli ulteriori possibili effetti; esso ha, inoltre, una efficacia tendenzialmente provvisoria e rebus sic stantibus, giacché gli effetti del vincolo vengono meno a seguito della sentenza che definisce il giudizio, di qualunque tenore essa sia, di assoluzione, di
condanna o non luogo a procedere. La conclusione è ulteriormente corroborata dall’orientamento dell’ANAC (Deliberazione n. 92/2012), secondo cui “il provvedimento di sequestro non comporta la perdita di idoneità soggettiva alla prosecuzione dell’attività di impresa, e non è ex se idoneo a determinare la decadenza automatica della società dai rapporti giuridici in essere inter partes”.






Notizia 19/12/2018

Modello 231 e Codice dei contratti pubblici


In allegato la locandina del convegno organizzato dall'Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Roma






Notizia 27/11/2018

Le concessioni autostradali tra vincoli europei, poteri statali e autonomie territoriali


Il 28.11.2018 si terrà un convegno presso l'Università di Trento sulle concessioni autostradali tra vincoli europei, poteri statali e autonomie territoriali.






Notizia 15/11/2018

Il Tar Lazio in tema di scorrimento delle graduatorie efficaci


Di seguito le massime della sentenza del Tar Lazio, Roma, sez. III-bis, n. 10862 del 12.11.2018, con la quale il Tar Lazio ha accolto il ricorso proposto per lo scorrimento della graduatoria ancora valida di un concorso per l'assunzione di ricercatori:

1. L'art. 35, c. 5-ter, del d.lgs n. 165/2001 deve essere interpretato nel senso reso palese dal suo tenore testuale nonché alla luce della ratio sottesa che è indubbiamente quella di favorire, ove possibile, lo scorrimento delle graduatorie con il solo limite, quanto agli idonei, del rispetto del criterio di equivalenza delle professionalità necessarie per l’ente e presenti nelle graduatorie ancora valide.

2. Ai fini della legittimità della scelta di indire nuovi concorsi pubblici, l'amministrazione è tenuta a fornire un’adeguata motivazione sul punto, che deve riguardare l’effettiva carenza in concreto di professionalità equivalenti nell’ambito delle graduatorie concorsuali ancora valide; ai fini dell’applicazione del criterio dell’equivalenza, non può fondatamente farsi ricorso al criterio dell’identità perfetta e assoluta tra le due professionalità in comparazione tra di loro.

3. Sul piano dell’ordinamento positivo, si è ormai realizzata la sostanziale inversione del rapporto tra l’opzione per un nuovo concorso e la decisione di scorrimento della graduatoria preesistente ed efficace; quest’ultima modalità di reclutamento rappresenta ormai la regola generale, mentre l'indizione del nuovo concorso costituisce l'eccezione e richiede un'apposita e approfondita motivazione, che dia conto del sacrificio imposto ai concorrenti idonei e delle preminenti esigenze di interesse pubblico.

4. La motivazione del provvedimento amministrativo non può essere integrata nel corso del giudizio con la specificazione di elementi di fatto, dovendo la motivazione precedere e non seguire ogni provvedimento amministrativo, individuando con ciò il fondamento dell'illegittimità della motivazione postuma nella tutela del buon andamento amministrativo e nell'esigenza di delimitazione del controllo giudiziario.






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