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Notizia 25/01/2018

Rimessa alla Corte di giustizia la questione della compatibilità con il diritto europeo del rito super-accelerato in materia di appalti


Con ordinanza n. 88, pubblicata il 17 gennaio 2018, il Tar Piemonte ha rimesso alla Corte di giustizia dell'Unione europea la questione pregiudiziale di compatibilità col diritto europeo del rito super-accelerato di cui all'art. 120, c. 2-bis, del Codice del processo amministrativo.

Due sono i quesiti posti dal Tar:

a) se l'onere di immediata impugnazione del provvedimento recante le ammissioni ed esclusioni dalla gara sia compatibile con la disciplina europea in materia di diritto di difesa, di giusto processo e di effettività sostanziale della tutela;

b) se la preclusione derivante dalla mancata tempestiva impugnazione del provvedimento recante le ammissioni e le esclusioni dalla gara sia, del pari, compatibile con la disciplina europea in materia di diritto di difesa, di giusto processo e di effettività sostanziale della tutela.

Nel provvedimento, il Tar si sofferma ampiamente sulle caratteristiche del rito, disvelandone la natura oggettiva ("... l'azione non si configura caratterizzata da un interesse attuale del ricorrente e da una lesione concreta della sua situazione giuridica soggettiva"). Lo stesso Tar non ha mancato di evidenziare la sostanziale inutilità del rito in determinati casi, che non consentono all'operatore economico di conseguire un'effettiva utilità finale, e finanche la sua possibile dannosità (si pensi, ad es., agli esborsi per il contributo unificato).

Degne di menzione sono anche le considerazioni, di politica del diritto ed economica, sulle possibile distorsioni di sistema derivanti dall'applicazione del rito super-accelerato.

Il suddetto rito - ha osservato il Tar Piemonte - "... genera il rischio di proliferazione dei ricorsi nella fase di "qualificazione", cioè di ammissione delle imprese, e di una conseguente paralisi dei procedimenti di gara, soprattutto di quelli relativi ad appalti di rilevante importo, rispetto ai quali il gravoso onere economico dell'iniziativa giudiziaria non rappresenta una remora, con buona pace delle esigenze di celerità procedimentale e di deflazione del contenzioso che si immaginano garantite dalla riforma. Da altro lato e al contrario, l'attuale sistema può facilmente comportare, specialmente per appalti di non elevatissimo importo, rinunce da parte dell'interessato alla scelta di proporre il ricorso giurisdizionale. In una fase anticipata in cui gli operatori non possono confidare nelle utilità derivanti dall'aggiudicazione, l'entità degli esborsi necessari per la difesa processuale può costituire motivo di forte dissuasione al ricorso agli strumenti processuali che potrebbero essere fatti valere in giudizio, compromettendo anche il diritto di difesa".

Avv. Claudio Cataldi






Notizia 16/12/2017

Grave illecito professionale ed esclusione dalle gare d'appalto


Singolare pronuncia del Tar Campania, che richiede alla Corte di giustizia europea un'interpretazione più gravosa per le imprese della causa di esclusione facoltativa dalle gare d'appalto di cui all'art. 80, c. 5, lett. c), del Codice dei contratti pubblici.
il Tar Campania ha posto, in particolare, il seguente quesito interpretativo:
"Se i principi comunitari di tutela del legittimo affidamento e di certezza del diritto, di cui al Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE), ed i principi che ne derivano, come la parità di trattamento, la non discriminazione, la proporzionalità e la effettività, di cui alla direttiva n. 2014/24/UE, nonché la disposizione di cui all’art. 57 comma 4 lettere c) e g) di detta Direttiva, ostino all’applicazione di una normativa nazionale, quale quella italiana derivante dall’art. 80 comma 5 lettera c) del D. Lg.vo n. 50/2016, secondo la quale la contestazione in giudizio di significative carenze evidenziate nell’esecuzione di un pregresso appalto, che hanno condotto alla risoluzione anticipata di un precedente contratto di appalto, preclude ogni valutazione alla stazione appaltante circa l’affidabilità del concorrente, sino alla definitiva statuizione del giudizio civile, e senza che la ditta abbia dimostrato la adozione delle misure di self cleaning volte a porre rimedio alle violazioni e ad evitare la loro reiterazione".







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